Chiamateci Ismaele

Non può che essere un periodo condito da riflessioni quello che stiamo vivendo, tanto tempo come non lo abbiamo mai avuto e chissà tra quanto, se ed in quali altre circostanze, lo riavremo.

Dovremo essere capaci di tirare fuori qualcosa di positivo da questa situazione perché abbiamo la grande opportunità di fare un passo in avanti verso la realizzazione dell’essere, dell’io razionale, del pensiero cognitivo e collettivo, andando in profondità con noi stessi per rivivere un viaggio tra passato e presente e poi spostare lo sguardo in direzione dell’orizzonte.

Possiamo richiamare alla memoria gli aspetti del nostro passato e meravigliarci di come a distanza di tanti anni siano ancora parte integrante delle nostre esistenze. Perché in fondo siamo il frutto di ciò che abbiamo seminato: i primi vent’anni con i primi amori, i primi veri interessi, passioni e grandi amicizie che ancora oggi fanno da sfondo alle nostre vite. Tanti ricordi che nel loro insieme continuano a contraddistinguerci caratterizzando le nostre personalità, che non verranno mai cancellati e che ci permettono di non essere mai soli.

Possiamo approfondire gli aspetti del presente che avevamo momentaneamente tralasciato o a cui dedicavamo poco o insufficiente tempo. Dobbiamo essere in grado di uscire non di casa ma dalla nostra routine quotidiana, di abbandonare le abitudini, di tenerci impegnati, di diventare curiosi di esplorare il nuovo e scoprire che siamo dotati di qualità che erano solo nascoste.

Abbiamo la possibilità di anticipare la guarigione da acciacchi muscolari, cimentarci in forme di allenamento alternative, ritornare su letture lasciate arretrate, concentrarci su scritti non ultimati, ricercarne spunti per nuovi, immergerci nell’ascolto di musiche inesplorate, sperimentare ricette in cucina, godere di capolavori del cinema, riallacciare rapporti, riavvicinarci  a persone che è tanto di cui non abbiamo notizie e curare espressioni del nostro comportamento che meno ci piacciono.

Abbiamo finalmente la possibilità di fermarci a riflettere e di proiettarci alla ricerca di un miglioramento che può dipendere da noi stessi o richiedere il coinvolgimento di altre persone. E’ l’occasione sconfinata per la redenzione, per rigenerare l’intelletto, per essere fautori di un movimento ‘anti-frenesia’, per ritrovare la voglia di interessarsi, per elevare la nostra maniera di sognare e riorganizzare le priorità.

Ciò che ci appartiene davvero sono le nostre emozioni ed il dono di saperle condividere. Anche mantenendo le distanze fisiche possiamo esprimere la vicinanza, l’altruismo e dimenticare l’arroganza. Dobbiamo ridare alle relazioni umane l’enorme importanza che si meritano, apprezzare maggiormente i piccoli dettagli che magari solo oggi possiamo vedere più nitidamente e permettere alla bellezza dello stare insieme di sprigionare nuovamente la sua forza.

E allora potremo lasciarci la tempesta alle spalle e tornare ad essere felici sotto il sole, a farci cullare dalla luna, ad ascoltare il suono del mare, a respirare l’aria di montagna, a rilassarci distesi sui campi, a fare camminate, a ballare e a offrire drink alle ragazze.

Scritto il 13/04/2020, pensiero debole per il progetto ‘Chiamateci Ismaele’ dell’Università di Urbino

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